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lunedì 3 novembre 2008

In fase trasloco

Il blog si rinnova. Dopo un anno e qualcosa di permanenza sulla piattaforma Blogger, il Patassa emigra. Non vi preoccupate, tutte le recensioni scritte fin ora sono già state impacchettate, trasportate e riordinate nella "nuova casa". Anche se in fase di allestimento, vi linko il nuovo indirizzo, entro il fine settimana verrà inaugurato: http://patassa.wordpress.com/
Quindi aspettatevi a breve l'invito ufficiale del Patassa versione 2.0, un salut' a tutti.

lunedì 27 ottobre 2008

Pillola #7

«Mica parlo di razzismo io», mi dice sbuffando il fumo della sigaretta con forza, quasi volesse spingerlo oltre quel muretto, quella strada, quel quartiere. Alessandro, per tutti Ale, è un uomo di quindici anni, ha il motorino e un casco sommerso di dediche, «una di queste è quella della mia ragazza, però mica ti dico qual è», sembra quasi una sfida. La storia del cinese pestato non gli va giù. Anche il resto della comitiva la pensa come lui, il razzismo non c’entra proprio niente. Allora cos’è? A questa domanda gli occhi di Ale si spengono, ma solo un attimo, un brevissimo istante, devi essere capace di coglierlo quel momento perché, dicono, è lì che si manifesta al meglio l’essenza dell’adolescente di oggi. «E’ altro, non so come spiegarti». Una sua amica dice che ci sono troppi stranieri e che, pur apprezzando Che Guevara a lei, i romeni, proprio non piacciono. «C’ha pure il postere del Che in cameretta» dice Ale e la ragazza, imbarazzata recupera dicendo che però alle elezioni ha votato Fini. E del cinese ricoverato? «Boh» rispondono in coro. Boh rispondono le mura dei palazzi annerite dalla notte.

giovedì 23 ottobre 2008

Gli interessi superano il numero di Dunbar?


Ho ricevuto diverse considerazioni sul post scritto un po’ di giorni fa sul numero di Dunbar applicato a Facebook. In questi giorni si parla molto del “libro faccia” addirittura, stando alle ultime statistiche, il mondo dei social network ha superato in numero di click il pianeta del porno connesso in rete. In Italia negli ultimi mesi Facebook ha raccolto a sé un numero di contatti sempre in crescita. Anche nel nostro paese, il concetto di social network si sta definitivamente affermando (in Usa è già da tempo diffuso). L’uso dei social network è una pratica di condivisione si, di aspetti futili (spam contenenti cose più o meno simpatiche, ma che hanno effettivamente scarso valore, anch’io consumo e ogni tanto produco spam, lo ammetto), ma ci può essere un uso più “intelligente” degli strumenti offerti da Facebook. Un esempio, la condivisione di interessi in comune. Mi spiego, e se un social network così altamente frequentato venisse utilizzato per la diffusione di contenuti ai quali altri “interessati” potrebbero fruirne? In Facebook le reti che si vengono a strutturare tra gli utenti si basano sulle amicizie, conoscenze, relazioni più o meno già instaurate al di fuori dello schermo del pc; ma si potrebbero basare anche sulla condivisione di un interesse in comune, io ho già quattro contatti nati esclusivamente dalla passione per la letteratura. Una rete basata su un interesse e non su una conoscenza. Quindi la rete potrebbe espandersi notevolmente, superare di gran lunga il numero massimo dei 150 membri fissato dall’antropologo Dunbar. Questa regola dei 150 si basa sull’analisi di un villaggio, dove si tesse una rete di relazioni fondata su esigenze personali e obiettivi in comune diversi da quelle reti costruite intorno ad un interesse specifico. Forse il limite di Facebook è la sua generalizzazione (che però rappresenta una chiave di lettura per spiegare la sua popolarità), ovvero l’assenza di base di qualsiasi specializzazione nell’incentivare la socializzazione. Un social network specializzato come aNobii, basato sull’interesse della lettura, è l’esempio di una rete fondata sui libri, quindi specifica, dove tutti gli utenti mettono in condivisione le proprie esperienze di lettura. In Facebook questo non è immediato, bisogna impegnarsi a costruire una propria rete e magari utilizzarla per diffondere cose che ad altri interessano.

domenica 19 ottobre 2008

Pillola #6

Il ballerino punta dritto un’auto ferma al semaforo. Fa una piroetta, un mezzo giro sulle punte, poi srotola le lunghe braccia teatralmente abbozzando un sorriso sarcastico. L’automobilista, impassibile, getta gli occhi negli stop accessi di quello davanti. Allora il ballerino, sistemandosi la calzamaglia originariamente bianca, lo manda a fanculo puntando l’indice sul tergicristallo destro, mica su quello in macchina. C’è una bella differenza.

mercoledì 15 ottobre 2008

Un'occasione in più per conoscere

Il secondo capitolo è chiuso, ora aspetto le dovute correzioni, intanto il primo capitolo (dopo alcune modifiche) è finito. Sto lavorando al terzo ed ultimo capitolo, forse il più interessante e divertente. Ci sono un pò di contributi come quello di Vanni Santoni e un membro del collettivo di scrittori Kai Zen. Descriverò le diverse forme di narrazione in rete sopratutto nell'ambiente italiano, e i risultati sono molto concreti: in Italia si racconta tanto ed Internet rappresenta uno strumento sempre più importante per questo tipo di narrazione. Buona parte delle fondamenta del capitolo sono costituite dalle intuizioni di Henry Jenkins che, con il suo libro Cultura convergente, rappresenta un capo saldo dello studio sulla narrazione (partecipativa, individuale, fandom ecc...).
Ma il lavoro in questi giorni mi sta riservando anche altre sorprese. Grazie ad aNobii (il social network dei libri) sono venuto a contatto con Sempreinbilico, un pò per affinità librarie, un pò perchè il suo blog è davvero interessante e piacevole da leggere. Ora, da qualche messaggio su aNobii si è passati ad uno scambio epistolare con la mail, ci si è raccontati cosa facciamo, io le ho descritto il mio lavoro di tesi (supportato anche grazie al blog, dove è possibile leggerne gli sviluppi). Esce fuori che Sempreinbilico ha scritto un libro, estratti del suo blog raccolti in Vergine forever. Lei me lo manda per posta, ora è qui sulla scrivania, leggerò il libro e scriverò un mio parere su questo blog: tutto questo grazie alla rete. Come avrei potuto conoscere Sempreinbilico e la sua storia? Internet è l'occasione in più per conoscere e si aggiunge alle altre risorse informative a nostra disposizione forse, la differenza, sta nel fatto che con il web i contatti viaggiano lungo assi orizzontali, dove la comunicazione non è mediata, ma diretta e personale. Del libro vi farò sapere. Ah, dimenticavo, a presto una recensione molto sentita (da tempo non leggevo un romanzo così bello). Qual'è il libro in questione? Un pò di pazienza e scrivo tutto. Salut'.

giovedì 9 ottobre 2008

Penultimi


Felice che il primio capitolo sia stato nel complesso giudicato un buon lavoro (dovrò porre delle modifiche, i know), ora sto terminando il primo paragrafo del secondo capitolo. Mi sto concentrando sul rapporto marketing e Internet, riportando diversi studi statistici riguardo la diffusione della rete e, di conseguenza, delle sue forme comunicative. La parola d'ordine è conversazione e non semplice messaggio.
Nelle ricerche che sto effettuando è strano leggere il report pubblicato da Nielsen, riguardo il rapporto pubblicità e consumatore e, più precisamente, quanto i consumatori credono alla pubblicità. L'Italia è al penultimo posto di una classifica abbastanza numerosa. Col 32%, gli italiani si mostrano sostanzialmente scettici nei confronti della pubblicità, dopo di noi i danesi con il 28%. E' strano perchè questo è il paese della pubblicità, in fondo l'attuale primo ministro viene da quell'ambiente ed ha fatto le sue fortune grazie agli spot televisivi. Forse gli italiani si sono stufati della pubblicità in quanto tale: flusso continuo che, per quanto riguarda la televisione (il media più consumato dagli italiani), tiene in ostaggio i poveri telespettatori. Il nostro servizio pubblico, la Rai, per combattere una concorrenza agguerrita con l'emittenza privata, Mediaset, si è abbassata alla commercializzazione forsennata (perdendo il ruolo di servizio pubblico, ovvero lontano da logica commerciali e più vicino alle esigenze dei cittadini) rinunciando alla qualità a favore della sopravvivenza. Non è un caso che la tv satellitare stia registrando numeri sempre più importanti. Forse in Italia la televisione sta perdendo, o ha perso del tutto.
Tiro un sospiro di sollievo quando penso che c'è Internet. Davvero.

lunedì 6 ottobre 2008

Oscillococcinum


Sabato mi sono preso tutta, o quasi, la pioggia di Roma. Sono raffreddato ed ho la tosse. Addirittura mi cola il naso, tanto per capirci. Il pronto intervento materno mi ha tempestivamente consigliato l'assunzione in dosi massicce di Oscillococcinum, un medicinale omeopatico che sta facendo il suo lavoro (tosse, hai giorni contati). Sabato sera sono rimasto a casa, precisamente infagottato nel letto. Ho finito di leggere Il corpo e il sangue di Eymerich di Valerio Evangelisti (poco attraente, poco tutto); mi sono letto tre quarti dell'ultimo numero dell'Internazionale (c'è un articolo di David Rieff sulle imminenti elezioni presidenziali americane molto interessante, mi ha colpito la definizione di Obama come la figura medievale del Re Taumaturgo, da leggere). Ieri sera sono stato al cinema con Fede, ci siamo piacevolmenti intrattenuti con l'ultima fatica dei fratelli Cohen, Burn after reading: una divertentissima e cinica carrellata dei sintomi dovuti alla decadenza (culturale? sociale? economica? politica? un pò tutto?) americana, da vedere.
E dopo questo week end molto acculturato, da bohemien un pò smorfiosetto, ritorno a scrivere la tesi, si prospetta una settimana campale, dove l'aggettivo campale non descriverebbe al meglio lo "scuotimento" dei miei poveri neuroni.

domenica 5 ottobre 2008

Pillola #5

Cammina veloce sotto la pioggia fitta. In una mano regge l'ombrello, con l'altra parla al telefonino. Piange. Se la prende con qualcuno definendolo un immaturo, uno che ha perso la testa solo per una notte, niente più. Dall'altra parte del telefono qualcuno tenta di consolarla. Ma lei risponde con un laconico no. Alla fine aggiunge "e poi dovresti vedermi ora, seppur con l'ombrello, mi sono inzuppata". Oggi è una brutta giornata.

mercoledì 1 ottobre 2008

Realtà e finzione si fondono


Nell'intrattenimento digitale appare sempre più evidente la ricerca a modellare un mondo credibile, quindi le più sfrenate fantasie si possono trasformare in immagini concrete. La letteratura ha intrapreso questa strada molto tempo fa, ancor prima che esistesse la meravigliosa illusione chiamata cinema. Oggi gli effetti digitali rendono qualsiasi cosa "possibile". E questa tendenza si fa largo in tutti i campi, compreso quello della musica. Il video qui sopra è quello dei Royksopp, gruppo elettronico norvegese da me particolarmente apprezzato; il pezzo si intitola What Else Is There. E' proprio guardando il video che ho pensato a quanto scritto sopra. Il surrealismo del pezzo si fonde perfettamente con le immagini che scorrono. Una donna che si muove sospesa in aria (simile ad un avatar di SecondLife), delle case che si sradicano dal terreno e lentamente scivolano via. Una foresta immersa nella nebbia nasconde parti di realtà. Ma quale realtà poi? Tutto questo mi ricorda due libri: Tideland e Il mare di legno.
La tesi procede, posso mettere (quasi) un punto al primo capitolo.

martedì 30 settembre 2008

E come va la tesi?


Sono entrato nella fase produttiva del progetto "si, voglio laurearmi". Sto spendendo neuroni e diotrie nella scrittura del primo capitolo della tesi. Premessa su cosa sto scrivendo (ovvero non ti andare a ricercare post vecchi): sto analizzando come i socialnetwork influenzano, incentivano, diffondono, stimolano le pratiche letterarie e le strategie editoriali. Da questo, però, c'è una base abbastanza solida che funge da premessa, quindi capire meglio cos'è l'orizzontalità nella rete e se davvero si può riscontrare esclusivamente su Internet. Comprendere come le pratiche sociali si sviluppano nella rete, partendo dal concetto di interazione (che sembra una parola tanto semplice, ma che nasconde una profondità di signficato bellissima).
E poi le pratiche letterarie non si riducono a semplici scritti nati sul web e in un secondo momento riversati nelle versioni cartacee vendute in libreria, come spesso accade nell'ambiente musicale dove le myspace-band emergono e poi, alcune di queste, si affacciano sul mercato discografico (in passato ciò stupiva notevolmente i giornalisti di settore, oggi è pura quotidianità). No, per fortuna il fenomeno è poliedrico e eterogeneo. Per esempio, sto analizzando una pratica narrativa (forse letteraria?) come quella della fan fiction che, guarda un pò, anche in Italia è battuta. Sto affrontando le differenze tra i diversi socialnetwork, la prima distinzione che riesco a delineare è quella tra i tipici socialnetwork che fungono da connettori tra le persone che si conoscono (io ho tra i miei amici "Libro Faccia" ex-compagni delle elementrari) e quelli specializzati come, per esempio, aNobii (che descriverò nel dettaglio).
E poi... e poi è meglio che torno a scrivere. Salut'.
Postilla squisitamente NERD: nella foto un esempio grafico di socialnetwork.

giovedì 18 settembre 2008

Pillola #4

"Perchè ti sta venendo la chierica?"
"Perchè l'aureola è troppo vicina e brucia i capelli".
"Ah".

giovedì 4 settembre 2008

Pillola #3

Nino apre le ali, una leggera brezza lo sfiora. Nino è cielo e terra, Nino della notte si colora.
E così la gente si accalca ai piedi del palazzo, i vigili del fuoco si fanno spazio tenendosi stretto il loro casco. Il Lungotevere, senza neanche accorgersene, continua a far scorrere lento le auto.

lunedì 1 settembre 2008

Pillola #2

La signora anziana legge un giornale gratuito e commenta scandalizzata lo “scempio” che ieri hanno imbastito alla stazione. «Non se ne può più», confessa con sdegno alla sua amica accanto, «questi vanno presi a mazzate, punto e basta». L’amica, senza distogliere lo sguardo dalla rivista scandalistica che in copertina è un bel collage di chiappe al vento, fa cenno di si con la testa. «E poi», incalza la prima, «’sti napoletani non c’hanno rispetto, sono proprio ignoranti». L’altra, continuando a leggere dice «il marito di mia figlia è di Napoli». «Che brava persona», risponde con tono asciutto la prima girando pagina.

giovedì 28 agosto 2008

Scrivo ti amo con la segatura


Non ho resistito. Nel blog di Choppa c'è il booktrailer di "Nel dubbio ti amo", libro e dvd che raccolgono i "migliori" videomessaggi del programma The Club. Non ho resistito a scriverne anch'io per due motivi. Il primo è che nella convulsa "zappata" serale in tv, spesso non riesco a scollarmi dallo schermo quando ci sono le clip di The Club. Sono eccezionali, raro esempio di narcisismo televisivo. Secondo, perchè cercando su You Tube qualche altro video, ho trovato vere e proprie perle di umanità pavoneggiante che, non volendo (ma siamo veramente sicuri?), rende tutto così meravigliosamente grottesco. In una di queste (contenuta nel video qui sopra) viene narrata una follia d'amore: "ho scritto ti amo sulla spiaggia, alla mia ragazza, con la segatura e la tanica di benzina... e l'ho infuocato". Questo, signori miei, è Moccia hardcore.

sabato 23 agosto 2008

Pillola #1

Pillole è la nuova rubrica di questo blog. Senza alcuna cadenza precisa posterò piccole storie che vivo. Buona lettura.
Il bus 86 fermo al capolinea Termini sembra una piccola balena con le branchie aperte. La gente entra con calma, tanto il motore è spento. Una filippina chiacchiera al telefono, il tono di voce aumenta di frase in frase. Una famiglia di turisti, tutti bianchissimi e con i capelli biondissimi, entra affannata nel bus, i bambini si precipitano ad occupare i sedili, il papà se la ride. Un uomo dalla pelle nera e asciutta entra con occhi tristi dalla porta di fronte alla posto di guida. Si siede di fronte a me non nascondendo un certo stato di ebbrezza, causa il forte odore di alcool. Nasconde il viso dal sole ancora in cielo, fiero e rovente, nonostante le sei e mezza di pomeriggio. La voce della filippina aumenta, ora si mette anche a gesticolare, quasi volesse descrivere con ampie bracciate ciò che racconta a chi sta dall’altra parte del telefono. Il bus parte borbottando un po’, si accende l’aria condizionata, a confermarlo un leggero ronzio. La voce della filippina è assordante, il tipo di colore sbotta, le urla un richiamo, quella si gira staccando il cellulare dall’orecchio, lui le fa il gesto di zittirsi, lei alza le spalle e riprende a cinguettare. Il resto del bus si rammarica per la battaglia persa. La famiglia di turisti finge di interessarsi alla guida della Lonely Planet; una ragazza aumenta il volume dell'Ipod. Il valoroso uomo di colore ora affonda il viso nelle sue mani nodose, si dispera, dovrà sopportare quella voce stridula fino al momento della sua fermata. Tanto vale chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dall’ammortizzatore.

venerdì 22 agosto 2008

Da una vetrina osservo il mondo


Bazzicando nella rete, così per caso, ho conosciuto la voce di Cat Power. Non conosco il suo album, ma di certo The Greatest è un bel pezzo. Semplice, con voce morbida e intensa. Mi fa pensare ad una tazza di caffè fumosa sorseggiata in un locale che si affaccia su di una strada affollata, con magari una leggera pioggerellina e qualche impermeabile che svolazza.

Ci sono dei momenti in cui preferisco stare dalla parte della vetrina e osservare la gente muoversi. Non riesco a fare a meno di buttare un occhio sull’espressione sorpresa di una signora di mezza età, mentre legge il settimanale del pettegolezzo, o della camminata ciondolante di un ragazzino vestito da rapper, che fa gracchiare il suo telefonino con i pezzi hip hop. Mi piace capire il perché, in certi luoghi, esistono certi usi ed in altri meno. Mi piace osservare l’atteggiamento che una determinata persona manifesta, e comprendere il perché lo faccia, proprio in quel modo ed in quel preciso momento. A volte mi sento un esploratore (con tanto di cappellone da safari) che con la sua lente scopre ed analizza la fauna circostante. La mia giungla da scoprire è la città e le sue mille sfaccettature. E dalla vetrina di un bar c’è tanto, ma davvero tanto da capire.

Tutto questo per arrivare al nocciolo della questione: chi mi offre una tazza di caffè?

giovedì 21 agosto 2008

Il ritorno: impegni, propositi e letture

Finiscono le vacanze e tornano a bussare alla porta gli svariati impegni abbandonati qualche giorno più in là sul calendario. La priorità è la tesi, o meglio, le tesi visto che dovrò scriverne due (stravaganze del mio corso di laurea). Sto ultimando le letture. Quella più impegnativa riguarda la diffusione dell’editoria su web attraverso gli strumenti di aggregazione come blog e social network. Un lavoro davvero bello che si plasma meravigliosamente con i miei, più che evidenziati su questo blog, interessi per la letteratura. C’è da leggere, c’è da scrivere, c’è da discuterne. Insomma, quello che si prospetta è un autunno caldo.

Dopo il viaggione in America sono andato a refrigerarmi a Marano Equo, è da quando ho zero anni che ogni estate vado da quelle parti, ho un bel po’ di amici e la settimana vola via senza grandi noie. Questa estate, ricca di esperienze, è stata anche la scoperta di una serie di persone davvero interessanti, qualcuna stravagante, qualcun’altra riflessiva e metodica, e anche qualche riscoperta, cioè persone che si pensavano di conoscere ed invece hanno mostrato nuove doti, belle sorprese.

E poi, come ogni estate, ho pensato tanto. E di idee ne sono maturate un bel po’. Tra queste c’è quella dei miei racconti. Sto per terminare la raccolta (la seconda, sudata e spesso trascurata) dei miei nuovi racconti. Chi li ha letti, gente fidata, dal palato sopraffino, li ritiene un passo in avanti rispetto a quelli di un anno e mezzo fa. Io non saprei giudicarli, anche se quando digito il punto definitivo di ogni racconto rimango abbastanza soddisfatto. Ho seguito, e sto seguendo, i consigli di diverse persone che mi stanno aiutando a tirar fuori la giusta dose di personalità, è un esercizio non facile perché obbliga a mettersi in discussione, a prendere parte al racconto inserendo fatti, emozioni e pensieri provenienti dalla propria esperienza.

Infine le letture. L’estate per me è anche questa, concedersi il lusso di passare più tempo con i libri. Ho letto un paio di bei romanzi. Una buona prova è quella di Enrico Brizzi con il suo L’inattesa piega degli eventi. Io con Brizzi c’ho delle difficoltà nell’approccio con la sua scrittura. Escludendo il primo e citatissimo romanzo (Jack Frusciante è uscito dal gruppo), le altre sue opere le ho trovate noiose, macchinose e poco coinvolgenti, ma a leggerne in giro sulla rete l'ultimo romanzo sembrava interessante e segnava una certa discontinuità col passato. Effettivamente è così. Immaginatevi un’Italia che nel 1960, oltre ad ospitare le Olimpiadi, è dominata politicamente da Mussolini. E poi di un giornalista sportivo, tale Lorenzo Pellegrini, costretto a scontare le sue passioni per le donne con la “retrocessione” a seguire il campionato di calcio della colonia dell’Africa Orientale. Da qui prende vita un mondo inventato fino al più piccolo particolare da Brizzi: una dittatura ipotizzata che si confronta con la realtà del 1960. Niente è lasciato al caso, Brizzi architetta con minuziose descrizioni anche l’assetto politico-sociale dell’Italia mussoliniana: una rottura definitiva con la Chiesa; una dittatura morbida in patria (anche se ancora temuta), baldanzosa e miseramente colonialista nei territori controllati. Per il giornalista Pellegrini il viaggio forzato sarà l’occasione per scoprire e comprendere l’altra Italia, quella di un’Africa che scuote le spalle per scrollarsi di dosso il peso del colonialismo. Il resto è il susseguirsi delle partite e l’avventura del San Giorgio di Addis Abeba, capitanato dallo statuario Aregai, alla conquista del titolo per poter partecipare al Torneo delle Sette Repubbliche (dove si affrontano tutte le squadre più forti dell’Impero, compresa la fortissima Juventus). Bello, in alcuni momenti un po’ ripetitivo, ma comunque un buon romanzo. Interessante l’arrivo del San Giorgio a Roma per partecipare al torneo. Nella capitale Brizzi dipinge l’atmosfera del declino della dittatura con le conseguenti tensioni e reazioni della società disorientata e in mobilitazione.

L’altro libro, terminato di leggere pochi giorni fa, è Narratori delle pianure di Gianni Celati. Sono incappato nella scrittura di Celati grazie a degli studi e approfondimenti, di lui non sapevo assolutamente nulla. Vi basta sapere che il libro in considerazione venne recensito da Italo Calvino, e non per galanteria, ma per una profonda relazione con lo scrittore di Sondrio, infatti nei trenta racconti scritti da Celati, scanditi dal susseguirsi di un viaggio lungo la Pianura Padana (graficamente rappresentato da un percorso su cartina), c’è una certa somiglianza con la scrittura calviniana. Ma se Calvino sembra scrivere con trasparenza e leggerezza, Celati, al contrario, fa uso di immagini concrete e solide, parole sfoltite dal suono, semplici e dirette. I racconti a volte si impregnano di una strana sensazione di vuoto. Il vuoto della pianura, i silenzi delle strade immerse nella nebbia, il cigolare ritmico delle biciclette. Anche i personaggi, descritti a tratti essenziali, prendono parte a questa atmosfera di precario equilibrio, sono immuni da ogni tipo di ulteriore approfondimento o di considerazione etico-sociale: sono i personaggi plasmati per quella storia, punto. Di certo non capita spesso di leggere storie simili e, ancor più certo, è il fatto che in queste storie il distacco, la negazione dell’autore, il senso di vuoto (mi ripeto) è profondo e palpabile. Questo libro lo considero l’altra faccia della novellistica italiana contemporanea, senza proclamare alcuna pretesa letteraria, solo una personale constatazione, quella che nasce dal ramo nodoso e straripante di linfa di Italo Calvino, ma che poi germoglia nelle zone d’ombra, quelle dove non sempre il sole riscalda e dove le storie si fanno sottili come lamine.

giovedì 7 agosto 2008

Avventure a stelle e a strisce


Un piccolo assaggio fotografico lo trovate qui, c'è un pò di tutto ben mescolato. Una delle avventure di questo viaggio in America che effettivamente ci è piaciuta, e mica poco, è quella del citofono di casa del Piggi. Quest'ultimo vociferava che avrebbe scritto lui riguardo questa storiella, non voglio sottrargli l'esclusiva (se però aggiorna il blog, magari...). Domani me ne vado a Marano Equo, come ogni estate vuole. Passo dai grattaceli di New York ai vicoli minuscoli e silenziosi (che neanche GoogleMap riporta) della provincia. Un bel salto di dimensione, non c'è che dire. Ci si rivede poco dopo le ferragosto: buona estate a tutti!
Postilla squisitamente personale: ma perchè l'acqua del water americana è così alta? Ma alta alta, roba che sfiora le rotondità posteriori. Misteri mai risolti per noi miseri europei.
Seconda postilla sempre squisitamente personale: e perchè, se una pietanza, già ben condita, deve essere nuovamente condita fino a perderne il suo sapore originale? Altro mistero irrivolvibile per i nostri stomaci italiani.
Nella foto un cino-tirolese si appresta a fotografare per la ventiquattresima volta la comitiva occhi a mandorla in gita alle cascate del Niagara.

venerdì 18 luglio 2008

ItaloAmericani





Siamo ufficialmente in America. Il viaggio è andato bene, lungo, un pò noioso, ma sostanzialmente tranquillo e senza imprevisti. Giusto all'atterraggio c'è stato uno sbrattare corale, io e Fede abbiamo tenuto fermi i nostri stomaci con grande forza e coraggio.
All'aeroporto abbiamo beccato il Piggione che ci ha teso una trappola da dietro un muretto. Dopo una brevissima sosta a casa siamo usciti ad esplorare Philadelphia. L'impatto non è stato assolutamente traumatico, anzi. Philadelphia è una citta di due milioni e mezzo di abitanti, con un'architettura molto simile a quella delle città nord europee: case basse, strade ordinate, molto verde. Non c'è l'atmosfera della grande metropoli. Abbiamo passeggiato in lungo e in largo il centro, e se non fosse stato per il sonno che ci attanagliava, avremmo girato più a fondo le strade. Oggi dedicheremo l'intera giornata a visitare Philly (la chiamano così, very friendly). Gli housemates del Piggio, i suoi coinquilini insomma, sono davvero simpatici, tutte e due spagnoli. Ieri sera, nonostante il sonno parlavamo della Carrà internazionale (che anche in Spagna è conosciutissima) e di un tale Bruno qualcosa, un cantante italiano trasferitosi in Spagna negli anni settanta e famoso per aver cantato molte canzoncine per bambini (una sorta di Cristina D'Avena).
Insomma, l'impatto è più che positivo, siamo curiosissimi e elettrizzati anche perchè domani si va a New York, la grande mela. Un salutone dagli Italoamericani. Oh Yeah.

mercoledì 16 luglio 2008

Domani si parte


Domani si parte. Stiamo nel pieno dei preparativi, le valigie invadono la camera e, come sempre, la lista “delle cose da portare”, insieme a quella “delle cose importantissime da portare”, sembra non finire mai. In tarda mattina prendiamo il volo, ci aspettano nove ore di viaggio, mi sono portato un paio di libri, Fede decanta grandi dormite così per ammorbidire lo shock del fuso orario (ma davvero è cosi traumatico?), io non credo di riuscire a dormire, la mia testa è un vortice di pensieri. Comunque, a breve avrà inizio la nostra avventura a stelle e a strisce.

Prima tappa, naturalmente, Philadelphia dove atterreremo e dove alloggeremo nella Piggi’s house (o Piggi’s room, mi sa che è meglio). Dopo una breve pausa, si riparte per New York, con noi verrà anche il Piggi che già c’è stato. Il nostro albergo è nel quartiere di Chelsea, Manhattan. Cercherò di immortalare il più possibile e, per evitare noiosissime sequenze fotografiche senza fine, posterò una sintesi dei giorni, poi chi vorrà (pazzo, incosciente, non sai a cosa vai incontro) potrà rivedersele tutte a Roma.

Cercherò di essere reperibile su Skype, chi mi volesse contattare potrà trovarmi ogni tanto da quelle parti, vi scriverò quando e a che ora trovarmi collegato. Nient’altro, l’attesa si fa sentire, spero il peso delle valigie di meno. A presto, ciao a tutti!