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lunedì 27 ottobre 2008

Pillola #7

«Mica parlo di razzismo io», mi dice sbuffando il fumo della sigaretta con forza, quasi volesse spingerlo oltre quel muretto, quella strada, quel quartiere. Alessandro, per tutti Ale, è un uomo di quindici anni, ha il motorino e un casco sommerso di dediche, «una di queste è quella della mia ragazza, però mica ti dico qual è», sembra quasi una sfida. La storia del cinese pestato non gli va giù. Anche il resto della comitiva la pensa come lui, il razzismo non c’entra proprio niente. Allora cos’è? A questa domanda gli occhi di Ale si spengono, ma solo un attimo, un brevissimo istante, devi essere capace di coglierlo quel momento perché, dicono, è lì che si manifesta al meglio l’essenza dell’adolescente di oggi. «E’ altro, non so come spiegarti». Una sua amica dice che ci sono troppi stranieri e che, pur apprezzando Che Guevara a lei, i romeni, proprio non piacciono. «C’ha pure il postere del Che in cameretta» dice Ale e la ragazza, imbarazzata recupera dicendo che però alle elezioni ha votato Fini. E del cinese ricoverato? «Boh» rispondono in coro. Boh rispondono le mura dei palazzi annerite dalla notte.

martedì 29 aprile 2008

Thank you


Dopo i primi risultati certi che davano Gianni Alemanno in netto vantaggio su Francesco Rutelli, per le elezioni del sindaco di Roma, i tassisti sono scesi in piazza ed hanno dato il via ai caroselli ed ai festeggiamenti. Forse erano a lavoro e, sentendo la radio, avranno mollato i clienti da qualche parte e saranno corsi a tutto gas verso il Campidoglio. La vittoria di Alemanno era prevista più da quelli che avrebbero dovuto votare Rutelli che, al contrario, dai sostenitori del centrodestra. L’elettorato di centrosinistra era consapevole della candidatura debole di Rutelli, piovuta dall’alto, e non è riuscita ad apprezzare un volto che non incarnava la novità e il cambiamento che il Partito Democratico persegue dal giorno della sua costituzione. La capitale è in mano ad un uomo dal passato inquieto che ha puntato la sua campagna elettorale sul fattore Roma uguale violenza dipingendola come la città più pericolosa d’Italia. Sarà, sta di fatto che la città con la più alta percentuale di rapine è Milano, non Roma. Aspettiamoci grandi cose da un sindaco che in passato ha scontato otto mesi di carcere per lancio di molotov, soprattutto riguardo al problema sicurezza.

Ma i più sentiti ringraziamenti vanno a chi ha consentito che a Roma salisse al Campidoglio un personaggio simile. Allora grazie alla Sinistra Arcobaleno, pronta a vendicarsi della presunta cannibalizzazione avvenuta alle elezioni politiche, non votando Rutelli, i compagnoni hanno preferito un sindaco pseudofascista che si lascia salutare, durante i festeggiamenti per la vittoria elettorale, in un modo alquanto incostituzionale, così da potersi legittimare ancora come opposizione e trovare motivo di esistere. E grazie mille alla lista civica di Beppe Grillo, la loro decantata anti-politica applicata alle realtà locali sembra far comodo alla peggiore politica d’Italia, quella che ha come leader il “Testa d’Asfalto” come lo chiama il loro ispiratore. E infine un grazie di cuore al loft del PD che ha partorito la scelta di Rutelli come sindaco di Roma, mi chiedo quali luminari della politica abbiano potuto indicare nella scelta dell’ex sindaco della capitale, la carta vincente per controbattere il trend delle politiche decisamente spostato a destra.

Si profilano tempi cupi, ma tanto noi siamo abituati a darci le martellate sui coglioni e subito dopo contemplare le stelle, infondo cosa potrà riservarci il futuro di così tanto drammatico?

giovedì 17 aprile 2008

...ma c'è pur sempre una speranza

Sinceramente la sconfitta era da tenere in conto, senza dubbio. Ma di certo una emorragia di voti, verso la Lega Nord, francamente era inaspettata. Non parlerei di batosta, ma di passaggio epocale, una svolta imprevista dopo tanti anni di tepore politico, di sonnolenza delle sinistre, di frammentazione estrema dei partiti. Certo, il futuro che si profila è incerto, non prevedibile, ma è un dato di fatto che un certo tipo di politica si è fermata inesorabilmente al capolinea.

La mia paura è che degli errori fatti in passato non potranno essere più corretti, mi riferisco alla costituzione del Partito Democratico ancora troppo giovane e frettoloso, incapace di costituire un nucleo forte, plasmato sulla realtà del paese e, soprattutto, diverso. Veltroni parla ancora a pochi, non riesce a convincere C’è la possibilità di riprendersi in questi duri anni di opposizione (perché cinque anni saranno, punto).

La caporetto della Sinistra Arcobaleno è un’altra sorpresa. Un travaso di voti dal PD verso la SA ci poteva stare, magari moderato, ma ci poteva stare; invece è andata diversamente, perché, escludendo la emerita baggianata dei leader della SA ancora frastornati che indicano il carnefice in Walter Veltroni che, a detta loro, ha cannibalizzato i voti della sinistra, il dato di fatto è che la perdita di voti c’è stata su tutti i fronti. La Lega nel settentrione succhia via voti a molti altri partiti (compresa SA), forte del punto sulla sicurezza, il federalismo fiscale e la convinzione che una politica di protezione del territorio, radicata e goliardica sia l’unica risposta che il Nord possa accettare. Certo è che la storiella dell’operaio compagno rosso che lavora nelle fabbriche è veramente anacronistica: i bassi stipendi, al Nord vota Lega, al Sud vota Berlusconi, rendetevene conto. Se Berlusconi vince è perché da questa parte noi non siamo capaci di proporre un’alternativa seria, forte, consapevole e finalmente libera da troppi anni di seghe mentali. Veltroni ha provato a fare l’Obama italiano, per adesso è ancora Kerry, confido nel futuro. Intanto mi diletto con il Kobra di Donatella Rettore, vera espressione culturale/sociologica di questo paese. E vai col ritmo.


sabato 12 aprile 2008

Come va Italia?


Come va Italia? Un’altra volta alle urne, mi dicono. Tu come ti sveglierai domattina? Che vestito indosserai? Forse un abito chiaro, candido, quello che non passa mai di moda, o magari qualcosa di leggero, non appariscente. Numeri e numeretti diranno chi ti governerà, cara Italia. Attenderai, nervosa come sempre, spengendo e accendendo l’ennesima sigaretta, sbufferai fumo azzurino dalle narici, lo schermo rigato della televisione ti illuminerà. C’è chi parte e ti lascia, altri restano, molti aspettano senza fretta. Come va Italia? Mandami un saluto, mi basta un cenno delle tue dita esili senza staccare gli occhi dai risultati, io accosto piano la porta per non disturbarti. Fuori è notte e tutto sembra così perfetto.