La storia di Vespa e dei blog si è sviluppata, non a caso, sulla rete. La questione è stata approfondita con interventi davvero interessanti, dissertazioni su quanto e come il web riesce ad influenzare l’agenda dei media (di contro, c'è anche chi scrive di vespaio inutile), in passato impostata dalla televisione, ora messa in discussione dalla comunicazione personale, orizzontale, collaborativa della rete. C’è chi parla di rappresaglie tra i vecchi e nuovi media, e che quella di Porta a Porta è la dimostrazione che, queste rappresaglie, potrebbero trasformarsi in vere e proprie battaglie. E’ un’ipotesi verosimile se non ci si rende conto dell’integrazione tra i media e non al solito scontro, al muro contro muro. Io sono del parere che, oggi, nel 2008, la televisione impostata da Bruno Vespa è perdente perché non tiene conto della convergenza mediatica, dell’integrazione del vecchio col nuovo, e sono altrettanto convinto che la tv possa dare molto nelle sue forme. E poi non posso ignorare quanto un pubblico specifico possa influenzare i contenuti dei media: Porta a Porta si relaziona con dei telespettatori che alla parola internet collegano all’istante la parola (calcata dai tg, dagli opinionisti ecc…) come videobullismo, pornografia, prostituzione, violenza e chi più ne ha più ne metta. La televisione, impostata così com’è oggi, non chiede di mettersi in gioco in prima persona scegliendo, rielaborando o editando contenuti, cosa che offre la rete; e se oggi i prodotti realizzati e condivisi sul web riescono a perforare la fitta coltre dell’indifferenza della tv generalista, dell’editoria monolitica, della pubblicità cartellonistica e anonima, ciò vuol dire che le cose stanno cambiando e che la convergenza si sta affermando.
giovedì 13 marzo 2008
La convergenza c'è
mercoledì 27 febbraio 2008
Sesso, droga e violenza: vi presento il blog
Gira in rete questo video riportato sui blog di Luca Sofri e su quello di Giovanni Boccia Artieri, è un frammento di una delle puntate di Porta a Porta dedicate alla morte della studentessa inglese Meredith. Sono minuti di pura televisione generalista di stampo vespiano. Si parla dei blog come uno strumento demoniaco e si intorta il tutto con parole che scuotono gli animi del pubblico di seconda serata come “prostituzione”, “promiscuità”, “doppie vite”, “visibilità”. E i luoghi comuni escono da sotto le poltroncine bianche degli ospiti per invadere lo schermo. Il blog per gli opinionisti in studio si limita ad essere una delle pagine buie dell’assassinio della giovane inglese, e serve per costruire un’atmosfera inquietante legittimata dalla facile associazione “giovani, droga, sesso e violenza”. Il pubblico a casa è rassicurato. In fondo ciò che Bruno Vespa offre sono solo certezze. Rai Uno ha come target di riferimento un pubblico anziano e poco acculturato, cresciuto ed educato ad un tipo di comunicazione unidirezionale che non permette il confronto e l’approfondimento. Piovono dall’alto considerazioni, il pubblico passivamente le metabolizza senza poterle né rielaborare, né tanto meno riformularle.
Hanno paura, ecco tutto. Quel gruppo di cinquantenni ha paura perché non sanno come affrontare la comunicazione bidirezionale che la rete offre e di conseguenza demonizzano il fenomeno Internet. Non è un caso che tra gli opinionisti non c’era neanche un rappresentate dei giovani, neanche un bellimbusto costruito su immagine e somiglianza dei “giovani di oggi” a dimostrare le loro tesi. No, c’erano sono “adulti” profondamente disorientati per come i mezzi di comunicazione stanno cambiando: rischiano di perdere il treno loro, o forse lo hanno già perso da tempo. Non c’è nessun commento del pubblico alle loro considerazioni, non c’è partecipazione, non c’è lo scambio di idee che Internet offre. I blog servono solo a quei ragazzi che non riescono ad andare in un reality, ecco il sunto della trasmissione.
Così si rischia di banalizzare il tutto, di allontanare la dimensione partecipativa della rete da quella generalista della televisione. Mentre in altri paesi si sta cercando un punto d’incontro tra questi due ambienti, di costruire un ponte che permetta alla stessa televisione di rigenerarsi e di riposizionarsi nella mente degli spettatori, in Italia vige lo stato di puro pregiudizio, il video è una triste conferma.
