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domenica 9 dicembre 2007

La banda della magliana a fumetti

Ieri mattina sono stato alla Fiera nazionale della piccola e media editoria. E’ stata un’ottima occasione per mettermi in contatto con piccole o piccolissime case editrici, che con le unghie e con i denti propongono bellissimi titoli. E’ stata l’occasione per conoscere da vicino la Becco Giallo, casa editrice di altissima qualità, notata anche dal buon Evangelisti che tempo fa ha lodato il lavoro di questa in un pezzo per Carmilla, domandandosi se il fumetto può essere veicolo di critica sociale (naturalmente la risposta è si). Ho acquistato con gran piacere La banda della magliana, fumetto disegnato dalla talentuosa mano di Stefano Landini e scritto da Simone Tordi e Stefano Valenti. Ieri sera mi sono immerso nella lettura divorando la storia che si lascia leggere e si concretizza in splendidi disegni. La storia è un sunto grafico della ormai plurinarrata vicenda della banda della magliana ed è scritta con gran cura, seguendo molto da vicino il modello di De Cataldo, che forse è quello più riuscito. I dialoghi sono concisi e si inseriscono in piccoli baloon stilizzati che, a mio parere, danno il senso della grettezza dei rapporti tra i personaggi, degli istinti non controllati, della voglia di avere tutto e subito. La sceneggiatura è stata adattata al formato del fumetto, il ritmo è incalzante e non trova spazi vuoti, sa far buon uso delle immagini cercando una narrazione concreta, diretta, molto simile a quella televisiva.

Il fumetto può essere considerato la dimostrazione che, in Italia, c’è gente che sa scrivere belle storie e che ce ne è altrettanta che disegna splendidamente; che per fortuna ci sono comics di questo genere e che ci sono case editrici come la Becco Giallo che intuiscono in queste un valore da offrire al pubblico. Si, perché quello che propone la piccola casa editrice di Ponte di Piave (TV) ai lettori è una collana di cronaca nera all’italiana a fumetti, progetto che, per il mercato italiano, è davvero aria fresca.

Seguirò da vicino le proposte della Becco Giallo, dopo essere stato convinto dalla bella storia della Banda della magliana, che mischia maestrie di sceneggiatura e di illustrazione. Che altro scrivere? Un complimento agli autori e alla casa editrice, sperando di scrivere altro ancora e sperando di leggere altre belle storie.

sabato 24 novembre 2007

Il ragazzo con la matita


Avevo poco più di sedici anni, quando lo conobbi la prima volta. Erano i tempi che prendevo ripetizioni da uno studente universitario, più grande di me, che da tempo aveva perso la faccetta carina e sbarbata del liceo. Sulla sua scrivania c’erano cd in disordine, matite azzannate da incisivi nevrotici, polvere stratificata e libri, tanti libri. In quegli anni leggevo molti fumetti anzi, per dirla tutta, la passione per la lettura è nata proprio grazie ai fumetti. Leggevo quantità industriale di comics, variando genere, provenienza geografica, colori, dimensioni e contenuti. La mia testa era pervasa di personaggi manga orientaleggianti o supereroi dai pettorali gonfi come materassini, mi infatuavo per storie sterili, a volte ingenue. Non sapevo che con la china si poteva anche far ridere o addirittura imbarazzare. Era sulla scrivania, tra il disordine post-adolescenziale di colui che mi offriva ripetizioni, un libro dedicato a Andrea Pazienza. Fu come uno shock, una schicchera di elettricità, un calcio sui stinchi da far bestemmiare in aramaico, quando iniziai a sfogliarlo. Le vignette di Paz (spesso si firmava con questo diminutivo) mi stordirono, la sua comicità era tagliente, brandiva colpi di china che abbattevano qualsiasi resistenza alla risata.

Andrea Pazienza è a mio parere il più grande fumettista che il bel paese ha conosciuto. Morto troppo presto per le sue debolezze che paradossalmente sono state il punto di forza delle sue storie disegnate. Nelle sue vicende disegnate c’erano divagazioni intimistiche, elucubrazioni di un ragazzo con tante idee, tanta confusione, tanta gioia: frammenti di un’adolescenza ormai perduta, ma che emerge nei tratti a volte precisi e netti di china, a volte abbozzati e pigri. Paz aveva un gran talento, realizzava tavole di una bellezza rara, lasciava sbalorditi i redattori de Il Male o di Frigidaire. Ma quando era scazzato si limitava a pochi schizzi, segni leggeri, sintetici ed ingenui. La sua era una comicità travolgente che non si limitava alla satira politica, ma ironizzava anche sulla sua generazione, orfana dopo il ’78 di una politica aggregante. La sua comicità non risparmiava nessuno, più volte i piani alti della società italiana si stizzivano e soffiavano mostrando gli artigli della censura.

I personaggi dissacranti Zanardi, Pompeo, Pentotal (nome preso dal farmaco ad azione neurologica) si aggirano in storie assurde, distorte, surreali e crude che Pazienza costruisce con originalità e disposizione sregolata delle vignette. Sono gli ambasciatori del fumettista, calpestano l’immagine di un’Italia vecchia e qualunquista, si riempiono le tasche di nuove istanze, cercano lo scontro generazionale senza risparmiare nessuno. Pazienza è stato cronista grafico degli anni della contestazione, trivellava la società con vignette dissacranti e aveva come sicari personaggi pazzi, cinici e immuni da ogni ipocrisia.

La notte del 16 giugno 1988 Paz se ne andò. Eroina, mostro dalle mille teste che mieteva molte vittime in quegli anni, colpì anche Paz. Si diceva che aveva ripreso a farsi cullare dalle mani gelide di quella maledetta droga. Sono rimaste le sue tavole, i suoi colori, le mille forme che sapeva assumere la sua anima e una risata, profonda, da far scuotere la piccola Italia.

Postilla: c'è un'intervista realizzata da Red Ronnie a Andrea Pazienza nel 1984, è molto particolare, improntata sul cazzeggio ma che con lo scorrere dei minuti mostra la forza e la debolezza del disegnatore. Merita di essere vista.