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lunedì 27 ottobre 2008

Pillola #7

«Mica parlo di razzismo io», mi dice sbuffando il fumo della sigaretta con forza, quasi volesse spingerlo oltre quel muretto, quella strada, quel quartiere. Alessandro, per tutti Ale, è un uomo di quindici anni, ha il motorino e un casco sommerso di dediche, «una di queste è quella della mia ragazza, però mica ti dico qual è», sembra quasi una sfida. La storia del cinese pestato non gli va giù. Anche il resto della comitiva la pensa come lui, il razzismo non c’entra proprio niente. Allora cos’è? A questa domanda gli occhi di Ale si spengono, ma solo un attimo, un brevissimo istante, devi essere capace di coglierlo quel momento perché, dicono, è lì che si manifesta al meglio l’essenza dell’adolescente di oggi. «E’ altro, non so come spiegarti». Una sua amica dice che ci sono troppi stranieri e che, pur apprezzando Che Guevara a lei, i romeni, proprio non piacciono. «C’ha pure il postere del Che in cameretta» dice Ale e la ragazza, imbarazzata recupera dicendo che però alle elezioni ha votato Fini. E del cinese ricoverato? «Boh» rispondono in coro. Boh rispondono le mura dei palazzi annerite dalla notte.

domenica 19 ottobre 2008

Pillola #6

Il ballerino punta dritto un’auto ferma al semaforo. Fa una piroetta, un mezzo giro sulle punte, poi srotola le lunghe braccia teatralmente abbozzando un sorriso sarcastico. L’automobilista, impassibile, getta gli occhi negli stop accessi di quello davanti. Allora il ballerino, sistemandosi la calzamaglia originariamente bianca, lo manda a fanculo puntando l’indice sul tergicristallo destro, mica su quello in macchina. C’è una bella differenza.

domenica 5 ottobre 2008

Pillola #5

Cammina veloce sotto la pioggia fitta. In una mano regge l'ombrello, con l'altra parla al telefonino. Piange. Se la prende con qualcuno definendolo un immaturo, uno che ha perso la testa solo per una notte, niente più. Dall'altra parte del telefono qualcuno tenta di consolarla. Ma lei risponde con un laconico no. Alla fine aggiunge "e poi dovresti vedermi ora, seppur con l'ombrello, mi sono inzuppata". Oggi è una brutta giornata.

giovedì 18 settembre 2008

Pillola #4

"Perchè ti sta venendo la chierica?"
"Perchè l'aureola è troppo vicina e brucia i capelli".
"Ah".

giovedì 4 settembre 2008

Pillola #3

Nino apre le ali, una leggera brezza lo sfiora. Nino è cielo e terra, Nino della notte si colora.
E così la gente si accalca ai piedi del palazzo, i vigili del fuoco si fanno spazio tenendosi stretto il loro casco. Il Lungotevere, senza neanche accorgersene, continua a far scorrere lento le auto.

lunedì 1 settembre 2008

Pillola #2

La signora anziana legge un giornale gratuito e commenta scandalizzata lo “scempio” che ieri hanno imbastito alla stazione. «Non se ne può più», confessa con sdegno alla sua amica accanto, «questi vanno presi a mazzate, punto e basta». L’amica, senza distogliere lo sguardo dalla rivista scandalistica che in copertina è un bel collage di chiappe al vento, fa cenno di si con la testa. «E poi», incalza la prima, «’sti napoletani non c’hanno rispetto, sono proprio ignoranti». L’altra, continuando a leggere dice «il marito di mia figlia è di Napoli». «Che brava persona», risponde con tono asciutto la prima girando pagina.

sabato 23 agosto 2008

Pillola #1

Pillole è la nuova rubrica di questo blog. Senza alcuna cadenza precisa posterò piccole storie che vivo. Buona lettura.
Il bus 86 fermo al capolinea Termini sembra una piccola balena con le branchie aperte. La gente entra con calma, tanto il motore è spento. Una filippina chiacchiera al telefono, il tono di voce aumenta di frase in frase. Una famiglia di turisti, tutti bianchissimi e con i capelli biondissimi, entra affannata nel bus, i bambini si precipitano ad occupare i sedili, il papà se la ride. Un uomo dalla pelle nera e asciutta entra con occhi tristi dalla porta di fronte alla posto di guida. Si siede di fronte a me non nascondendo un certo stato di ebbrezza, causa il forte odore di alcool. Nasconde il viso dal sole ancora in cielo, fiero e rovente, nonostante le sei e mezza di pomeriggio. La voce della filippina aumenta, ora si mette anche a gesticolare, quasi volesse descrivere con ampie bracciate ciò che racconta a chi sta dall’altra parte del telefono. Il bus parte borbottando un po’, si accende l’aria condizionata, a confermarlo un leggero ronzio. La voce della filippina è assordante, il tipo di colore sbotta, le urla un richiamo, quella si gira staccando il cellulare dall’orecchio, lui le fa il gesto di zittirsi, lei alza le spalle e riprende a cinguettare. Il resto del bus si rammarica per la battaglia persa. La famiglia di turisti finge di interessarsi alla guida della Lonely Planet; una ragazza aumenta il volume dell'Ipod. Il valoroso uomo di colore ora affonda il viso nelle sue mani nodose, si dispera, dovrà sopportare quella voce stridula fino al momento della sua fermata. Tanto vale chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dall’ammortizzatore.