lunedì 3 novembre 2008
In fase trasloco
Quindi aspettatevi a breve l'invito ufficiale del Patassa versione 2.0, un salut' a tutti.
sabato 20 settembre 2008
Novità, libri e una piccola critica
Per quanto riguarda le mie ultime letture ho due bei consigli da proporvi. Il primo romanzo è quello di Vanni Santoni, Gli interessi in comune. Un romanzo che si sviluppa in racconti, anzi, per meglio dire, leggende da bar sorprendentemente narrate. La provincia toscana fa da sfondo. Il libro è il susseguirsi delle vicende di un gruppo di amici che provano diversi tipi di droga (i nomi delle droghe scandiscono ogni capitolo). Alcuni personaggi emergono con grande forza, fra tutti il Mella che in alcuni tratti si scolla dal normale scorrere della storia, mostrandosi a tutto tondo. Non è facile in un romanzo far emergere così bene i personaggi, e quando questo accade, il merito è dello scrittore che riesce a collocare nell’immaginario del lettore una figura nitida, quasi palpabile. Si parla di giovani, ma se ne parla in modo diverso, decisamente più cinico e distaccato. Una letteratura sui giovani lontano dagli stereotipi brizziani (non che Brizzi, con Jack Frusciante non mi sia piaciuto, ma avevo diciasette anni) o, dio ci salvi, da quelli mocciani (mai provato). E’ da leggere.
L’altro romanzo è Despero di Gianluca Morozzi. Mi è stato regalato dalla Fede per il mio compleanno. Azzeccatissimo. La storia narra del giovane Kapra, chitarrista bolognese che forma insieme ai suoi amici di sempre la rock band Despero. Il libro scorre via come niente, e questo è il merito di Morozzi (ah, se vi capita leggetevi Black out: adrenalina allo stato puro), che sa raccontare con una leggerezza e, qualche volta, con fare scansonato, storie d’amore, musica, birre e assoli di chitarra elettrica. C’è un velo di malinconia che pian piano si appesantisce (forse un po’ troppo, forse un po’ troppo nostalgico), ma nel complesso il romanzo è spassoso e frizzante.Infine, lascio due righe due riguardo l’ultimo film di Ferzan Ozpetek: deludente è dir poco. Non che il regista turco mi abbia fatto impazzire in passato, ma quando finiva un film un messaggio c’era, qualcosa riuscivo ad assimilare da quella storia. Nel film Un giorno perfetto tutto è miseramente statico e, allo stesso tempo, scontato e gratuito. L’impianto narrativo pessimo, le scene di violenza sono gratuite e mai contestualizzate e i personaggi recitano in ruoli stereotipati. E poi basta con ‘sta trasposizione in pellicola di romanzi tristissimi, esistenzialisti, grondanti di pessimismo all’italiana. Il messaggio che passa è la visione di una società vista con gli occhi di chi, ogni sera, placa i suoi borbottii sul costume italiano sorseggiando Martini (con oliva verde, please). Scusate lo sfogo.
giovedì 13 marzo 2008
La convergenza c'è
La storia di Vespa e dei blog si è sviluppata, non a caso, sulla rete. La questione è stata approfondita con interventi davvero interessanti, dissertazioni su quanto e come il web riesce ad influenzare l’agenda dei media (di contro, c'è anche chi scrive di vespaio inutile), in passato impostata dalla televisione, ora messa in discussione dalla comunicazione personale, orizzontale, collaborativa della rete. C’è chi parla di rappresaglie tra i vecchi e nuovi media, e che quella di Porta a Porta è la dimostrazione che, queste rappresaglie, potrebbero trasformarsi in vere e proprie battaglie. E’ un’ipotesi verosimile se non ci si rende conto dell’integrazione tra i media e non al solito scontro, al muro contro muro. Io sono del parere che, oggi, nel 2008, la televisione impostata da Bruno Vespa è perdente perché non tiene conto della convergenza mediatica, dell’integrazione del vecchio col nuovo, e sono altrettanto convinto che la tv possa dare molto nelle sue forme. E poi non posso ignorare quanto un pubblico specifico possa influenzare i contenuti dei media: Porta a Porta si relaziona con dei telespettatori che alla parola internet collegano all’istante la parola (calcata dai tg, dagli opinionisti ecc…) come videobullismo, pornografia, prostituzione, violenza e chi più ne ha più ne metta. La televisione, impostata così com’è oggi, non chiede di mettersi in gioco in prima persona scegliendo, rielaborando o editando contenuti, cosa che offre la rete; e se oggi i prodotti realizzati e condivisi sul web riescono a perforare la fitta coltre dell’indifferenza della tv generalista, dell’editoria monolitica, della pubblicità cartellonistica e anonima, ciò vuol dire che le cose stanno cambiando e che la convergenza si sta affermando.
mercoledì 27 febbraio 2008
Sesso, droga e violenza: vi presento il blog
Gira in rete questo video riportato sui blog di Luca Sofri e su quello di Giovanni Boccia Artieri, è un frammento di una delle puntate di Porta a Porta dedicate alla morte della studentessa inglese Meredith. Sono minuti di pura televisione generalista di stampo vespiano. Si parla dei blog come uno strumento demoniaco e si intorta il tutto con parole che scuotono gli animi del pubblico di seconda serata come “prostituzione”, “promiscuità”, “doppie vite”, “visibilità”. E i luoghi comuni escono da sotto le poltroncine bianche degli ospiti per invadere lo schermo. Il blog per gli opinionisti in studio si limita ad essere una delle pagine buie dell’assassinio della giovane inglese, e serve per costruire un’atmosfera inquietante legittimata dalla facile associazione “giovani, droga, sesso e violenza”. Il pubblico a casa è rassicurato. In fondo ciò che Bruno Vespa offre sono solo certezze. Rai Uno ha come target di riferimento un pubblico anziano e poco acculturato, cresciuto ed educato ad un tipo di comunicazione unidirezionale che non permette il confronto e l’approfondimento. Piovono dall’alto considerazioni, il pubblico passivamente le metabolizza senza poterle né rielaborare, né tanto meno riformularle.
Hanno paura, ecco tutto. Quel gruppo di cinquantenni ha paura perché non sanno come affrontare la comunicazione bidirezionale che la rete offre e di conseguenza demonizzano il fenomeno Internet. Non è un caso che tra gli opinionisti non c’era neanche un rappresentate dei giovani, neanche un bellimbusto costruito su immagine e somiglianza dei “giovani di oggi” a dimostrare le loro tesi. No, c’erano sono “adulti” profondamente disorientati per come i mezzi di comunicazione stanno cambiando: rischiano di perdere il treno loro, o forse lo hanno già perso da tempo. Non c’è nessun commento del pubblico alle loro considerazioni, non c’è partecipazione, non c’è lo scambio di idee che Internet offre. I blog servono solo a quei ragazzi che non riescono ad andare in un reality, ecco il sunto della trasmissione.
Così si rischia di banalizzare il tutto, di allontanare la dimensione partecipativa della rete da quella generalista della televisione. Mentre in altri paesi si sta cercando un punto d’incontro tra questi due ambienti, di costruire un ponte che permetta alla stessa televisione di rigenerarsi e di riposizionarsi nella mente degli spettatori, in Italia vige lo stato di puro pregiudizio, il video è una triste conferma.
