
Finisce con il libro Io sono leggenda, il breve viaggio nel tema l’uomo rimasto solo. Il libro in questione, per quanto possa avere dei punti di contatto con quello di McCarthy, sviluppa una storia decisamente più cinematografica, influenzata dalle esperienze letterarie di Richard Matheson, l’autore. In breve, Robert Neville aveva una sua vita normale, aveva una famiglia a cui voleva bene, era innamorato di sua moglie, orgoglioso della figlia, ma poi una terribile epidemia lo lascia solo. Un virus misterioso rende le persone vampiri (si, avete capito bene, vampiri), stranamente Robert è immune al virus, si troverà così a vivere in un mondo che, di giorno, è desolato e, di notte, si riempie di volti pallidi e canini aguzzi. Il terribile agente patogeno colpirà anche moglie e figlia del povero Robert; questo, malgrado tutto, riesce a campare, covando però una solitudine crescente. La storia, partendo dalla cronaca di una giornata tipo del protagonista, introduce il lettore in questa America popolata dai vampiri e, forse, dall’ultimo degli esseri umani (Robert) che non si ciba di sangue, testimone di un mondo che sta scomparendo. L’intreccio è scostante, non riesce a mantenere alto il ritmo narrativo. Le azioni sono ben descritte, sono coinvolgenti, ma poi le fasi di respiro allentano troppo la presa e finiscono per rendere tutto un po’ banale. Leggendo la storia riuscivo a prevedere le mosse del protagonista, vuoi perché questo è costruito sulla falsa riga dell’eroe cinematografico americano, vuoi perché la storia, a parte qualche eccezione, non si discosta mai dalla forma del protagonista, adattandosi a questo. Insomma, sembra più che il personaggio proponga delle problematiche e lasci alla storia il compito di risolverle, che non il contrario.
Leggendo Io sono leggenda pensavo a come riuscisse il protagonista a poter sopravvivere in una città che di giorno è inanimata. Passi la storia del generatore che permette a Robert Neville di avere luce e di usufruire delle comodità degli elettrodomestici, ma come può, ogni volta, poter gustarsi della carne congelata? Come può far uso di acqua potabile quando le strutture idriche sono senza una manutenzione assidua? Lo so, sembrano le domande che porrebbe il ciccione fumettista dei Simpson all’autore del libro durante un incontro con i lettori, lo ammetto, ma dopo aver letto La strada (che si sviluppa su fondamenti drammaticamente realistici) la domanda di maggiore onestà narrativa è automatica.
Richard Matheson è uno scrittore di fantascienza, così almeno sta scritto sulla quarta di copertina. La postfazione di Valerio Evangelisti fa luce sulla figura di Matheson a me ignota, e si viene a sapere che lo scrittore americano, etichettato come scrittore fantascientifico, risulterà tutt’altro. Effettivamente, stando al libro letto, a parte la terminologia scientifica usata per spiegare il virus nella fase deduttiva della storia, una città invasa dai vampiri fa poco fantascienza. Matheson, secondo il buon Evangelisti, mescola diversi ingredienti provenienti dalla letteratura di genere. Nella lettura di Io sono leggenda puoi trovarci un po’ di horror, qualcosa di fantascientifico (mica poi tanto), c’è dell’action movie, c’è dell’ironia da sit com e dinamicità narrativa tipica dei fumetti americani degli anni cinquanta. Ma i sapori non conciliano tra loro, anzi, tutto risulta sconnesso. Per tirare le somme, la storia c’è ma ha il gusto del mescolamento fatto in fretta e furia, da offrire a gole secche capaci di bersi di tutto, io, probabilmente, non avevo tanta sete.
Postilla: non ho scritto niente riguardo l’imminente film dal titolo omonimo, non me ne vogliate, ma, se il libro non mi ha fatto impazzire, che cosa potrà essere la trasposizione cinematografica? E poi il protagonista nel film è di carnagione chiara, di ceppo anglotedesco, cacchio centra Will Smith?