
Un uomo che parli di donne suona male. Le donne sono troppo forti, ecco tutto, sono decisamente più forti degli uomini, ciò spiega perchè questi hanno paura (compreso il sottoscritto) e si rassicurano tenendo stretti quei principi della vaga e vana mascolinità. Le donne capiscono senza parlare, ti scrutano nel fondo degli occhi lasciandoti perso come un bambino in cerca dei suoi genitori nel mezzo di una folla anonima. Le donne, viste dagli uomini, sono particolari fisici, linee morbide, tratti aggraziati, capelli che nascondo, occhi che abbagliano; le donne, invece, sanno raccogliere con un solo sguardo la totalità del gesto, la completezza di un individuo, ecco ciò che le rende forti, praticamente invincibili. La società che eleva l’uomo e lo compara al soggetto dominante ha una paura fottuta delle donne, così le demonizza: streghe, puttane, infedeli, cagne e quant’altro. Hai paura, uomo di quello sguardo, hai paura di sentirti sviscerato nell’anima, hai una paura fottuta. Dolci e aspre allo stesso tempo, non so perché, ma quando penso alle donne mi viene in mente il mare di Sicilia, onde morbide e calme e terra brulla ed arida.
Le donne, due punti, poi sta alle parole proseguire, riempire gli infiniti spazi bianchi che si stagliano nell’orizzonte. La definizione di donna o di uomo è impossibile, credo. Sarebbe come voler scolpire l’aria. Filippo Timi è un uomo che, mostrando un bel po’ di onestà intellettuale, non ha perseguito una definizione di donna nel suo E lasciamole cadere queste stelle, ma ha cercato di raccontare, attraverso delle storie, le sensazioni che una donna può provare. Certo, il grosso rischio sta nel provarle indirettamente ovvero grazie ad un’attenta e nitida analisi dell’animo femminile e sperare che quelle parole possano trovare conferma nella mente delle donne. Ciò che stupisce è l’onestà di quelle parole, a detta di alcune donne che lo hanno letto.
Il libro raccoglie parecchie storie al femminile, brevi, sfumate, senza alcun dettaglio oggettivo, ma costruite su velate sensazioni raccolte dai sensi e riproposte in frasi brevi e con un linguaggio asciutto decisamente teatrale. Infatti Filippo Timi è un attore di teatro, comparso anche sulla scena cinematografica e attualmente impegnato nelle riprese del film Come dio comanda di Salvatores. C’è nelle sue storie l’intento di puntare un occhio di bue sulle figure femminili che si alternano nello scorrere delle pagine, offrendo al lettore una sorta di monologo, spesso in prima persona, intenso e impregnato di istanze fortemente umane: amore, piacere, dolore, rancore, noia, ribrezzo, affettuosità, onestà, superbia si mescolano e si concentrano su volti delicati o grotteschi. Leggendo il libro si fa conoscenza con archetipi di donne ora ferme e decise, ora tremanti ed insicure. O forse è l’espressione sincera del lato femminile presente in ogni uomo, spesso tenuto in penombra o addirittura relegato nel fondo delle coscienze, assoggettato da una mascolinità goliardica e balbettante, persa nei suoi borbottii e incantata dalla complessa semplicità di una donna.





