Ad Henry si ricorre per un drink, appena entrati. E a lui ci si affida per una cena raffinata, servita in maniera discreta e ineccepibile. La sua figura magra, quasi ascetica nei suoi sessanta ben portati, accompagna poi silenziosa l’inizio dell’interrogatorio dell’ospite della serata, scandito dalla domanda di rito “Come giustifica la sua esistenza, Mr….?”. Almeno fino a quando non gli viene richiesto di intervenire per sciogliere un enigma che l’ospite offre più o meno consapevolmente durante la conversazione. Questa la ritualità di ogni riunione dei Vedovi Neri, che si riuniscono ogni mese nella saletta privata di un ristorante, ogni volta con un ospite diverso che dovrà sottostare a tre condizioni: rispondere all’interrogatorio rivoltogli dai membri del club, mantenere il più stretto riserbo e il non essere donna. Henry è il cameriere, unico testimone, insieme al lettore, delle riunioni del club e membro effettivo per meriti acquisiti sul campo. Naturalmente, Isaac Asimov.Nessun cadavere, nessuna concessione sanguinolenta, nessuna analisi di laboratorio, nessuna azione concitata. Anzi, unità di tempo e di azione del teatro classico: tutto comincia e termina, deve terminare, nel volgere di una cena e di una conversazione brillante. Asimov concede ai membri del club e ad Henry un ascolto attento e la possibilità di formulare domande all’ospite. Sufficienti però a stimolare la conversazione: gusto della parola, curiosità, ironia con cui i Vedovi neri, guidati da Henry, arrivano a riconoscere i dettagli determinanti nei racconti e ricostruire gradualmente uno scenario in cui i fatti raccontati possano tornare al loro posto secondo una normale successione di causa e effetto. Che si tratti di un caso di spionaggio o di un furto misterioso. Un metodo che S. Holmes riassumerebbe con una sua massima, “Quando si esclude l’impossibile, tutto il resto, per quanto improbabile, deve essere la verità”. Da Conan Doyle arriva il meccanismo a orologeria del giallo deduttivo, anche se Asimov si riferisce più a Poirot quando racconta la nascita del primo dei racconti dei Vedovi Neri, richiesto e pubblicato dalla Ellery Queen’s Mistery Magazine. Asimov invita il lettore a seguire Henry nel suo scartare la conclusione più ovvia e allargare gli orizzonti, concedere libertà al pensiero per esplorare la realtà senza pregiudizio, nel senso di giudicare prima. La logica non come limite ma come verifica, la prova del nove. Onesto intellettualmente nel non nascondere nessuno dei fili da riannodare, Asimov concede il piacere del gioco sottile, della sfida ad Henry a risolvere per primi l’enigma.
Paolo è un mio ospite molto gradito, ogni tanto pubblicherà sul blog qualche sua impressione su quello che legge. E' uno in gamba, si capisce. E poi pensare a Casaroscia come una Macondo patassiniana, è una gran bella cosa. Fategli i dovuti benevenuti, se li merita.






