sabato 22 dicembre 2007

Lettera aperta a Babbo Natale


Caro Babbo Natale, so bene dei tuoi impegni e di quanto puoi essere oberato di lavoro in questi giorni di delirio natalizio. So altrettanto bene dei tuoi problemi. Nel Polo Nord la situazione non è facile: lo scioglimento dei ghiacci è un bel dilemma, la neve arriva sempre più tardi, le renne hanno caldo, il loro folto pelo le fa sudare. Qualcuna è stata acquista dalla Disney per farla sfilare nei parchi a tema. Diciamocelo, poteva andargli anche peggio. Ma lo so, a te non piace questa soluzione. In passato le renne sfrecciavano nel cielo, arrampicandosi tra le nuvole. Purtroppo con il caldo che fa, anche di inverno, le poverette fanno fatica a stare in movimento ed ecco i tristi risultati.

So anche della situazione socio-economica. La concorrenza asiatica sta mettendo in ginocchio te e tutta la tua azienda. Effettivamente il Babbo Natale asiatico, realizzato appositamente dal governo cinese per il mercato natalizio occidentale, sta mettendo a segno un successo dietro l’altro. Certo, è più economico, mi dirai, i giocattoli che regala ai bimbi sono prodotti realizzati da manodopera sfruttata e sottopagata. Certo, hai ragione. Ma guarda le conseguenze: più di mille elfi dal prossimo gennaio entreranno in cassa integrazione. Non è bello tutto ciò. Non è bello nemmeno vederti infilare il giubbotto anitiproiettile ogni qualvolta entri nello spazio aereo americano. Di certo lo fai per salvarti la pelle, lo so, ma agli occhi dei bambini che effetto può fare vederti vestito come un agente speciale FBI? Non buono, caro Babbo Natale, non buono. E che dire di tua moglie? Da quando ha scoperto che in Italia ci sono trasmissioni che mettono a centro dell’attenzione personaggi caduti nel dimenticatoio o, peggio ancora, figure squallide devote ad accrescere l’immagine del trash televisivo, non ha potuto fare a meno di partecipare ai provini per l’Isola dei Famosi. Ed ha pure vinto. Aspettiamoci la sua apparizione sull’isola, alla ricerca di qualche frutto, intenta a depilarsi le molli cosce al sole dei Carabi.

Come puoi leggere, in questa mia lettera non c’è alcun desiderio preciso. La mia è più che altro una lettera di solidarietà a te ed alla tua vita. Ti capisco e ti sono vicino. In questi momenti sarai impegnato a definire i dettagli della tua prossima apparizione. Girerai il mondo con la slitta ancora un po’ più stanco dell’anno prima, ancora un po’ più sconfortato del Natale precedente. Penserai, mettendo i doni sotto l’albero, che tutto quello che fai sembra non servire più a niente; che il mondo, in fondo, prende sempre l’altra strada, quella sbagliata. E mentre ti appresterai a salire sulla tua slitta, sentirai la schiena dolerti un po’ di più e nella tua testa affiorerà questa domanda: ma quando andrò in pensione con lo scalone?

1 commento:

Chiara ha detto...

questa sera da Fazio la Littizetto ha terminato la sua lettera a Babbo Natale in questo modo:

"fa' che i cervelli non fuggano più all'estero e che se ne vadano via le teste di c***o"
;)

Auguri