lunedì 24 settembre 2007

Vite avvitate


Questi giorni ho preso parecchio la metro. Era da un pò che mi cullavo dalle mie parti, spostandomi a piedi, raggiungendo luoghi in poco tempo. Ma una strattonata, che mai ti aspetti, altrimenti non sarebbe una strattonata, più un cazzotto o che ne so uno schiaffo; dicevo, una strattonata ha svegliato le mie ansie da tempo acquietate sotto l'ombra della mia tranquillità. E vaffanculo al mondo, mi dicevo, dirigendomi al Policlinico.
Mio nonno poteva andarsene, ma invece è rimasto qui. La sua vita è saldata fuoco, non riesci mica a cacciarla via. Mio nonno è forte, ecco cosa ho pensato quando lo visto sdraiato sotto una foresta di tubi e quel pigolio, fastidiosissimo, dei macchinari che mi dava alla testa.
Quando tornavo a casa, immergendomi nella moltitudine sudata dei vagoni della metro, mi chiedevo quanto una vita può essere avvitata.
Scendendo con la voce registrata che diceva "...an Paolo, next stop Marconi", mi sono convinto che mica si sa quanti giri di cacciavite ci hanno dato, mica lo si può sapere.

6 commenti:

ß ha detto...

Ti è poi piaciuto quel romanzo, "Una bomba al Cantagiro" ? (vedi post del 9 agosto) Mi piacerebbe saperlo perché quel libro non solo lo conosco ma... l'ho scritto. Sto anche preparando un blog: http://bombaalcantagiro.blogspot.com/

Andrea Patassa ha detto...

Ciao Marco, eccome se mi è piaciuto. E' stata una delle letture più gradite dell'estate. A breve scriverò qualcosa sul blog, seguimi!
Ciao!

ß ha detto...

OK, ci conto. Grazie.
Ciao.

ilaria ha detto...

L'ho sentita anche io,quella strattonata.Quando la presa che teneva la vita attaccata semplicemente,sfinita,ha detto "basta".
E quanto fa male il buco che rimane.

ß ha detto...

Ciao PAtassa. Grazie per il link: ho già ricambiato il favore...

Andrea Patassa ha detto...

ilaria: grazie un sacco :)